Il misterioso convento dei frati francescani

L’ex convento è una struttura appena restaurata, estremamente suggestiva, con un panorama e mozzafiato sul paese, sulla Marmilla e sulla Giara di Gesturi. Una visita interessante per scoprire qualcosa in più sull’epoca moderna Sarda.

La creazione del Convento di Genoni Arcidiocesi di Arborea - Oristano che, come nei casi di Gadoni e Fonni, spingeva i Frati Minori ad aprire nuove fondazioni nella loro giurisdizione.

La decisione di fondare il Convento risale al 12 dicembre 1609, anche se era indicato come paese ospitante Laconi. Fu importante la figura di P. Pietro Locci per far preferire Genoni a Laconi: egli convinse anche il Marchese di Laconi in tale decisione, mentre l’assenso da parte dell’Autorità Ecclesiastica competente viene dato il 20 luglio 1638.

Il mandato ufficiale al P. Pietro Locci per fondare il nuovo Convento di S. Sebastiano a Genoni risale al 28 ottobre 1638. L’atto costitutivo è datato 14 ottobre 1638.

Le due chiese antiche di S. Sebastiano Martire e del SS. Sepolcro (chiamata così perché attigua al cimitero) furono il luogo scelto dove costruire il Convento; le suddette chiese vennero unite. Si costruì una terza chiesa, in onore di S. Sebastiano Martire, che diede nome e titolo al Convento. Alla sua costruzione parteciparono gratuitamente gli abitanti di Genoni, con una giornata lavorativa a testa, come stabilito dai capitoli d’intesa tra i Frati Minori di Sardegna e il Popolo e la Comunità di Genoni. Le condizioni dei Frati verso la Comunità erano:

  • una presenza stabile e permanente di una Comunità francescana, composta da non meno di 12 Frati, il cui compito principale è di natura pastorale
  • un Predicatore stabile per tutto l’anno per la Predicazione della Quaresima, Avvento e ogni altra festività cristiana della Parrocchia
  • un insegnante di Grammatica per i ragazzi studenti di Genoni e nel futuro aprire uno studio di Retorica e Filosofia
  • la collaborazione e partecipazione con la Comunità in ogni impegno pastorale e spirituale del paese

Convento frati osservanti minori

Agli inizi il rapporto tra i religiosi e il paese fu proficuo; il Convento possedeva anche delle terre, affinché i Frati applicassero i frutti derivanti dalle Messe. Fu importante anche il suo ruolo culturale all’interno della Comunità; infatti, nel 1778 venne stilato un elenco dei volumi presenti nella Biblioteca del Convento, dando un totale di 413 volumi divisi nelle sezioni: Sacra Scrittura, Teologia Morale, Teologia Mistica, Filosofia, Storia, Agiografia, Predicazione, Liturgia, Francescanesimo, Mariologia, Teologia Sacramentale, Letteratura Classica, Grammatica e Retorica. 

Dalla fine del XVIII all’inizio del XIX secolo, però, il Convento di S. Sebastiano va incontro alla decadenza. Intorno al 1840 Casalis nota che “i frati sono oramai ridotti a tre o quattro da molti che erano in altri tempi”. Ciò era dovuto a incomprensioni nate tra i Religiosi e l’Amministrazione Comunale di Genoni, basate su accuse reciproche di disattenzione e inadempienza di patti e condizioni iniziali. I Frati venivano accusati di non adempiere più all’ istruzione dei giovani come in passato, mentre all’amministrazione era rimproverato il fatto di non remunerare gli insegnanti del Convento.

P. Benedetto Pillitu, dopo aver visitato il Convento di Genoni, il 30 gennaio 1861 scrive a P. Bernardino Trionfetti da Montefranco di aver deciso di ritirare i Frati da Genoni. La decisione scaturiva dalla presa di coscienza dei rapporti ormai tesi tra i Religiosi e la Comunità, indicata dal Padre come “non riconoscente popolazione”. I problemi indicati erano sia di natura economica – gli insegnanti non remunerati- che di sicurezza – l’edificio dove alloggiavano i frati era pericolante- .

Nel 1862 vennero soppressi i Conventi della Provincia di S. Saturnino ( di cui faceva parte anche Genoni) da parte del Governo Italiano.

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